Niente accertamento induttivo (sulla base degli studi di settore) per la aziende contabilmente in regola


Per le imprese minori, con i libri contabili in regola, non si applica l’accertamento induttivo basato solo sugli studi di settore.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19632 del 11.09.2009. La Suprema Corte, in particolare ha rilevato che l’accertamento induttivo non è valido se, in presenza di una contabilità in apparenza regolare, l'Ufficio si è limitato a rilevare l'applicazione di una differente percentuale di ricarico rispetto al settore di appartenenza, senza fornire nessun altro elemento di fatto o indizio tale da dimostrare l'inesattezza dei dati forniti dal contribuente.

Studi di settore o redditometro
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili, nel comunicato stampa del 15.09.2009, ha evidenziato come nella lotta all’evasione fiscale un contributo determinante può venire dal redditometro, anche perché gli studi di settore hanno ormai dimostrato di essere uno strumento utile, ma limitato e sostanzialmente inefficace. In particolare, lo ha affermato Claudio Siciliotti, Presidente del Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili, nel corso del convegno “Il contrasto all’evasione fiscale, l’analisi del rischio e le nuove strategie di controllo” tenutosi oggi a Bari, nell’ambito della 73° Fiera del Levante, al quale hanno partecipato anche il Ministro per gli Affari Regionali, Raffaele Fitto e il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. “L’attuale redditometro – ha precisato Siciliotti - va riveduto e corretto, ma è di tutta evidenza che un meccanismo basato sulla incongruità tra reddito dichiarato dal contribuente e suo tenore di vita è assai più solido e condivisibile di un meccanismo basato sull’incongruità tra ricavi dichiarati da un contribuente e medie del settore di appartenenza. In atto pare si assiste ad un ridimensionamento della valenza gli studi di settore e, contestualmente, alla definitiva riscoperta del redditometro.

E’ una direzione di marcia che i commercialisti apprezzano e che, per la parte di loro competenza, hanno sollecitato”. Peraltro, a differenza degli studi di settore, il redditometro si applica a tutti i contribuenti (e non solo a quelli con partita Iva), indipendentemente dal tipo di attività o dalla categoria di appartenenza.

Sia per un disoccupato, un lavoratore dipendente, un libero professionista o un imprenditore: se i conti non tornano, tra come si vive e cosa si dichiara, il metodo di controllo parte per tutti allo stesso modo e con gli stessi risultati.

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